ultimo agg.: 5/12/04
Ordine
Modulistica
Tariffario 
Esami
Le scuole
di Giornalismo
Bandi
Convenzioni 
Link utili
Fnsi
Assostampa
Sicilia
 
Inpgi
Casagit
Fondo
giornalisti
Fieg
Garante privacy
Aut. garanzia
comunicazioni
Convegno "Leonardo Sciascia, il romanzo quotidiano"

L'introduzione di Nicastro: uno scrittore in redazione

Di Leonardo Sciascia, ha scritto Gesualdo Bufalino, restano i libri. E sono un grande conforto ma non bastano. Non bastano, vorrei aggiungere, a definire il percorso, la vastità, la complessità della produzione di un uomo – non userò la parola intellettuale che forse neanche a lui piaceva – e di uno scrittore impegnato nell’osservazione acuta dell’attualità e della realtà.
Coscienza critica e a volte ossessiva della irrazionale dimensione del potere; infaticabile ricercatore della verità in un paese dove la menzogna avvolge le storie più truci. Questo ruolo Sciascia ha interpretato con la forza della ragione e sforzandosi di ragionare non solo attraverso i libri ma anche con una presenza assidua sulle pagine dei giornali. Pochi altri scrittori hanno, come lui, lasciato tante tracce di memoria e fatto del giornalismo un elemento centrale e fondamentale della propria opera.
Sciascia era e resta, a 15 anni dalla morte, una firma nota soprattutto per quel pubblico, che per fortuna esiste anche fuori delle platee televisive, che non si ferma al consumo di un’informazione effimera. È a questi lettori che Sciascia parlava sia quando consegnava le sue note al piccolo giornale del suo paese sia quando scriveva sul grande prestigioso quotidiano nazionale. E lo faceva con il suo inconfondibile stile asciutto, il linguaggio semplice quasi scarno, sobrio, essenziale, con la forza di una sofferta visione etica e razionale. Una combinazione di toni e di stili che, come ci ricordava l’altro giorno il Corriere della Sera, faceva dire a Italo Calvino: “Sai fare qualcosa che nessuno sa fare in Italia”.
Mai Sciascia si allontanò da questo registro, che è soprattutto il registro giornalistico, neppure quando si impegnava nelle battaglie più roventi. Del resto questa era la sua concezione della stampa: una tribuna da usare contro la compromissione e il potere. Il suo modello giornalistico era incentrato sull’elemento costante della concretezza. Tanto che il suo sguardo si posava spesso sulle vicende della cronaca minuta. C’è anzi una sua notazione sulla stampa che offre forse la chiave più autentica del suo modo di interpretare il giornalismo, e riguarda i giornali locali e quelli minori ai quali Sciascia guardava con curioso interesse e ai quali assegnava un compito preciso: quello di “fare opposizione seria sui fatti quotidiani, sulle cose da fare, prendendo così il ruolo di opposizione vera che in molte amministrazioni viene mancando”.
È un po’ quello che molti anni dopo si pensa e si dice sul giornalismo e sui suoi orizzonti ma Sciascia aveva anticipato, come spesso gli capitava, i tempi dell’analisi. Oltre che il contenuto.
Questa capacità di interpretare il giornalismo, a partire dal genere più classico che è la cronaca, lo avvicina molto alla dimensione e ai temi caldi della professione. Per questo l’Ordine dei giornalisti ha ritenuto di dedicare un convegno alla figura e all’opera di Sciascia giornalista invitando scrittori, studiosi, giornalisti, comunque testimoni che hanno qualcosa da dirci e dai quali abbiamo qualcosa da apprendere. Un’occasione di studio e riflessione su una parte preponderante della produzione sciasciana non poteva che essere collocata nell’ambito delle iniziative che con cadenza annuale l’Ordine siciliano promuove nell’ambito del premio intestato alle memoria di Mario Francese ucciso 25 anni fa dalla mafia. Su piani e con ruoli naturalmente diversi in fondo erano accomunati da quello che Sciascia chiamava un “destino di verità”.
Che cosa fosse per lui la verità, Sciascia lo ha spiegato più volte: “Quando Pilato domanda a Cristo, Cristo non dà risposta su cos’è la verità. Però la verità esiste, c’è. Ci sono i fatti. E naturalmente anche nei fatti c’è l’ambiguità, c’è la possibilità di interpretarli, di sfaccettarli come si vuole, dissolverli anche, pirandellianamente… Però un fatto è un fatto”.
Per Sciascia questo destino di verità, che crede nella forza autentica dei fatti, era cominciato con le prime esperienze e scritti giovanili su piccole riviste. Poi nel 1955 la proiezione nel mondo giornalistico aveva preso una piega e uno spessore di tutto rispetto quando aveva accolto l’invito a collaborare con il giornale L’Ora: un rapporto che, con alcune pause anche lunghe, sarebbe durato per oltre un trentennio. L’Ora era un giornale di grandi passioni civili ma anche di forte rigore intellettuale e professionale: lasciatelo ricordare a uno che ha avuto, senza altri meriti se non quelli generazionali, il privilegio di avere mosso i primi passi di giovane cronista e di avere svolto un tratto significativo della propria formazione professionale in quella redazione diretta da un impareggiabile maestro come Vittorio Nisticò.
Come lo stesso Sciascia avrebbe ricordato, quel rapporto con L’Ora si sviluppò in un contesto di saldi legami umani e personali e di grande libertà intellettuale sulla quale non faceva velo, non poteva fare velo, anche qualche non lieve sfumatura di diversità politiche.
Ma va anche ricordato il rapporto che Sciascia intrattenne con il Giornale di Sicilia, la testata concorrente che addirittura offrì allo scrittore un posto stabile di praticante giornalista. Sul momento Sciascia era restio ad accogliere l’offerta che gli portava Roberto Ciuni, allora direttore del giornale. Finì per aderire ma poi se ne ritrasse. Lui non era fatto per il lavoro di redazione. E siccome il giornale non gli chiedeva di timbrare il cartellino, avvertì l’empito morale di rinunciare allo stipendio e di continuare a essere un semplice collaboratore. Come Montaigne, non voleva fare nulla senza gioia.
Gli articoli di Sciascia pubblicati sui due giornali palermitani sono ben noti agli studiosi. O meglio la gran parte perché di molti altri non si conserva neppure la memoria. Qualcosa è stato ripreso in varie tesi e grazie alle ricerche degli studenti (proprio domani, nell’ambito del premio Francese, si premierà a Racalmuto una tesi su Sciascia giornalista) ma manca una raccolta o comunque una sistemazione organica di questi scritti. Proprio per non smentire l’attitudine del mondo dell’informazione a una dispersione sistematica della propria memoria. E qui vorrei lanciare, a nome dell’Ordine e per contribuire a rendere meno dolorosi gli effetti di un cupio dissolvi comune a tutti i giornali, la proposta di recuperare tutti i testi e di curarne la pubblicazione, ovviamente con il consenso della famiglia.
Va comunque ricordato che la produzione giornalistica di Sciascia è disseminata tra tanti altri giornali grandi, medi piccoli, piccolissimi: dall’Espresso al Corriere della Sera, alla Stampa per citare solo i più noti. E per ricordare proprio quelle testate dove lo Sciascia polemista pubblicò gli interventi che suscitarono le discussioni più accese. Quelle che ci ha poi lasciato a futura memoria come testimonianza scomoda di un giornalismo senza tempo che si è ricomposto in una sorta di romanzo quotidiano nel quale si rappresenta il teatro della memoria. Quale sia stato il valore di quella lezione si può capire facilmente dal fatto che 15 anni dopo siamo ancora qui a parlarne.

(1 dicembre 2004)

Ordine dei Giornalisti di Sicilia - via F. Crispi 286 - 90100 Palermo - tel. 091/6110679 - fax 091/6110703 - email info@odgsicilia.it