| Prestipino:
"Così comunicano i boss"
Il pm della Dda di Palermo
ha tenuto un seminario agli studenti dei corsi di laurea
in Scienze della comunicazione e agli allievi della Scuola
di giornalismo "Mario Francese". L'incontro, introdotto dal
professore Antonio La Spina, è stato coordinato dal cronista
Riccardo Arena, consigliere regionale dell'Ordine. Il magistrato:
"I pizzini che Provenzano spediva ai 'fedelissimi' sono un
modo 'geniale' di comandare Cosa nostra riducendo l'area
di rischio e arginando le dichiarazioni dei pentiti"
"I
pizzini continuano a girare. I membri di Cosa
nostra se li continuano a scambiare. Ma all'interno dell'organizzazione
mafiosa
c'è ancora confusione, non c'è un successore di Bernardo
Provenzano e non c'è
un personaggio che abbia ancora quella rilevanza agli occhi di tutti
i boss
mafiosi". Lo ha detto il pm della Dda di Palermo, Michele
Prestipino (a sinistra nella foto), durante il
seminario "Carta canta" che si è svolto alla facoltà di
Scienze della
formazione dell'Ateneo di Palermo. L’incontro, rivolto agli studenti
dei corsi di laurea in Giornalismo per uffici stampa e Teorie e tecniche
del linguaggio giornalistico, e agli allievi del master in Giornalismo
della Scuola "Mario Francese", è stato
coordinato dal cronista di giudiziaria e consigliere regionale dell'Ordine
Riccardo Arena (a destra) e introdotto da Antonio La
Spina (al centro),
presidente
dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione.
"La
mafia - ha detto il
pm - sta ancora cercando di capire quale deve essere l'obiettivo e la
strategia
da seguire dopo l'arresto di Provenzano. Le strade possono essere due:
o si
prosegue nella strategia della 'sommersione', e allora il modo
di comunicare non cambierà.
Oppure ci può essere quello che Giovanni Falcone chiamava il 'mutamento
genetico', e cioè un patto federativo tra i tanti gruppi
presenti nel territorio, e a
quel punto la strategia di dialogo potrebbe cambiare, anche se non possiamo
dire come".
Prestipino è partito
dal primo esempio di pizzino ritrovato dagli investigatori.
"Era il 12 dicembre 1969, la strage di viale Lazio. Nel cestino venne
ritrovato un
foglio che conteneva l'elenco dell'organigramma dei mafiosi di Palermo.
Ecco,
quello può essere considerato un prototipo di pizzino".
La comunicazione all'interno di Cosa nostra trova il suo momento di
cambiamento negli anni tra il '93 e il '98, quando a Totò Riina
subentra Bernardo
Provenzano. "Da una comunicazione di tipo verticale, dall'alto
verso il basso - ha
spiegato il magistrato - si è passati a una forma di tipo misto:
una
comunicazione di tipo orizzontale, ma comunque blindata. I vari 'ministri'
che affiancano il capo dei capi conoscono alla perfezione quello che
li riguarda,
ma
non sanno nulla dei settori di competenza degli altri consiglieri di
Provenzano.
Posso dire che questa è stata una scelta geniale perchè ha
ridotto l'area di
rischio, ha arginato gli effetti delle dichiarazioni dei pentiti. Attraverso
la scrittura,
Provenzano è riuscito a dare il meglio di sè".
(31
ottobre 2007)
(foto di Claudio Mussolin)
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