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Parodi, la scomparsa
di un maestro di giornalismo
Stroncato a
66 anni da una crisi cardiaca
Uomo
di vasti interessi culturali,
è stato presidente dell'Ordine
di Sicilia
dal 1999 al 2004,
consigliere nazionale, caposervizio Cultura del Giornale
di Sicilia
Guidava la fondazione "Piccolo". Le
esequie a Capo d'Orlando
Scompare un maestro del
giornalismo. In un'atmosfera di profonda commozione,
si sono svolti il 17 dicembre nella chiesa Cristo
Re di Capo d'Orlando i funerali
di Bent Parodi di Belsito, morto il giorno prima
in seguito a una crisi cardiaca che non l'ha
fatto arrivare in tempo al pronto
soccorso dell’ospedale Civico di Palermo.
Parodi, 66 anni, soffriva da tempo di problemi
al cuore. Dal 1999 al 2004 è stato
presidente dell’Ordine
dei giornalisti di Sicilia e
consigliere nazionale dal 2004 al 2007. Per
molti anni, fino alla pensione, è stato
caposervizio alla Cultura del Giornale
di Sicilia. Attualmente
presiedeva la fondazione culturale Famiglia
Piccolo di Calanovella (vicino Capo
d’Orlando, nel Messinese). E’ autore
di numerosi libri sul mito, sull’esoterismo,
sulla storia del pensiero e della Sicilia.
Il suo saggio più conosciuto è “Il
principe mago”, edito da Sellerio, nel
quale ricostruisce la storia di un singolare
personaggio dell’aristocrazia palermitana
con il quale era imparentato.
Ecco
il suo ritratto sul sito
web della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.
Bent
Parodi di Belsito nasce a Copenaghen il 7 marzo 1943.
Trascorre la giovinezza nella vecchia dimora paterna
alla Kalsa,
in via Alloro, e le sue frequentazioni giovanili,
tutte o quasi inserite nel contesto gattopardesco di cui
egli fa parte, vedono emergere figure che condizioneranno
fin da fanciullo le sue passioni e, di conseguenza,
la
sua
vita.
Figure determinanti, come quella della nonna, Elisabetta
Valguarnera Niscemi, che fu la prima a trasmettergli
l’amore
verso la cultura egizia, o quella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,
che nel 1957 a 14 anni, lo esorterà a non mollare
raccomandandogli impegno e tenacia negli studi (“continua
così, professore, e non mollare mai. Se è scritto
un giorno potresti diventare qualcuno”) e della moglie
di questi, Alexandra Wolff-Stomersee, pioniera della psicanalisi,
che si rivelò uno stimolo non indifferente verso
la ricerca del pensiero, sempre pronta ad invitarlo
alle riunioni
del suo circolo culturale a casa Tomasi.
Ma tra tutte le figure che lo circondano ne emergono
soprattutto due: quella dello zio, il Principe Raniero
Alliata di Pietratagliata,
al quale lo legò, fin dall’età di sette
anni, una lunga e avventurosa amicizia (e che lo spinse ad
approfondire lo studio dei classici, della filosofia e degli
insetti, tanto da diventare un riconosciuto e sapiente entomologo; è sua
tra l’altro la scoperta sulle Madonie della Rosalia
Alpina e della Parnasius Apollo), e quella dei Baroni Piccolo,
figli della baronessa Teresa (Mastrogiovanni Tasca Filangeri
di Cutò).
In una età generalmente dedicata ai giochi, Bent,
affascinato dalla profonda conoscenza dei miti e delle leggende
dell’antica Grecia, trascorreva le sue ore sui libri,
quando non alternava le visite a casa di Raniero, alle visite
ai Piccolo, ai quali era altrettanto legato, cercando una
risposta ai suoi primi interrogativi (di natura conoscitiva
dei piani dell’essere), e bilanciando, nella
sua formazione, il forte occidentalismo del primo con
la
visione eterica
e poetica dei secondi.
Nasce così, nel tempo, un amore per una cultura non
solo da ritenere ma da agire, con la solarità trasmessagli
dalla nonna Elisabetta che lo contraddistingue sempre; una
cultura e una solarità da ridistribuire a coloro che
lo circondano, insieme ad una concezione di vita che riunisce
indissolubilmente in sé il mito e il quotidiano, senza
che tra questi due fattori ci possa essere una pur minima
incompatibilità, e con una fiducia che ne impronta
ogni gesto e ogni decisione.
Da sempre innamorato della Sicilia e della sua rusticità,
Bent affermerà in più di una occasione di considerare
di pari importanza, per la sua formazione, la cultura contadina
quanto quella aristocratica. Innamorato di Capo d’Orlando,
come della tenuta della Babbaluciara di Santa Margherita
Belice, non esiterà ad evocarne le origini intrise
del mito ad ogni occasione ed in ogni pubblicazione che solo
glielo consenta; Capo d’Orlando così torna ad
essere Agatirno, città fondata da Agatirso, figlio
di Eolo, re dei venti, il cui nome significa “super-iniziato”,
e i Monti Nebrodi, da nebrodes, cerbiatto, animale caro a
Dioniso e ai suoi riti. Eccoli nelle sue note: ( “… a
monte, fra le creste collinari dei Nebrodi, lo sguardo si
acquieta perdendosi all’orizzonte tra l’azzurro
intenso del mare e le isole Eolie, d’una bellezza quasi
irreale”).
Bent accoppia ad un ottimismo senza limiti, che lo ha
aiutato in più di un ‘occasione a superare i momenti
difficili (facendone un precursore del “pensiero positivo” della
new age), un spirito critico in costante attività che
gli fa passare e ripassare al setaccio qualsiasi pensiero
possa avere il sapore della rivelazione tanto ricercata,;
così, mentre gusta senza remore la poesia delle parole
di Lucio (“guarda l’acqua inesplicabile, a un
suo tocco l’universo è labile”), le risposte
di Casimiro (“sono gli spiriti elementari dei luoghi
che parlano alla luce e a chi sa ascoltarne la voce…” )
o i consigli del buon Fortunio, suo padre, (“Sì, è dal
mare che è venuta la vita profonda …” … “sai,
le radici spesso si occultano. Il più grande peccato è dimenticare
e l’uomo dimentica …”) non manca di sottolineare,
pur senza cattiveria alcuna, le debolezze dei suoi pur amati
maestri (come gli occhi storti di Raniero innamorato o la
scimmia scimmia adorata di Lucio, …).
Bent manifesta sempre un equilibrio innato, che sembra
generato dalla presenza controllata degli estremi,
e testimoniato dal saper passare, senza traumi e senza
scosse, dalla visione
bucolica della natura, come quando, nel Natale del
54,
sul
monte San Salvatore si sente “sente “immerso
nel “tutto” scandito da un “ritmico pulsare” alla
declamazione a braccio di un classico delle Enneadi
di Plotino.
I suoi ricordi sono la memoria storica dei gattopardi
siciliani; studioso e scrittore, tra la carriera universitaria
e
la professione giornalistica sceglie la seconda; una
scelta che lo porterà a dirigere con grande professionalità la
pagina della “Cultura e Spettacoli”del GdS, e
a presiedere l’ Ordine dei Giornalisti di Sicilia per
due legislature, e, oggi, a ricoprire la carica di consigliere
nazionale dell’Ordine a Roma.
Laureato in Filosofia, specializzandosi nella storia
del Mito e delle Religioni, ha ottenuto nel 1980 il
premio Nietzsche.
Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella,
voluta da Casimiro prima di morire, ha fatto suo, riversandovi
tutto l’amore e l’impegno di cui è capace,
l’obiettivo di salvaguardarne il ruolo di faro dell’arte
e della civiltà e di promotore e divulgatore della
cultura e dell’arte.
Instancabile e attivissimo, ospitale e gioviale come
sempre, Bent lo si può incontrare in una delle tante città d’arte
a dissertare della Tradizione solare, come a Villa Piccolo,
seduto sotto il pino centenario (pare risalga ai tempi di
Napoleone) che ospitò i lunghi dialoghi di arte, pensiero,
cultura e arcano, tra il poeta Lucio e Tomasi di Lampedusa,
a ricevere gli ospiti che amano frequentare un luogo che
egli ama definire una “officina a cielo aperto” e
che non ha mai smesso di essere una realtà dove presente
e passato si scambiano i ruoli; un luogo dal quale, al tramonto, è ancora
possibile ammirare il raggio verde e scambiare amabilmente
due chiacchiere con l’ultimo dei gattopardi, così come è nella
tradizione: nobile, aristocratico e liberale.
(foto
tratta dal sito Fondazionepiccolo.it)
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