Consigli ancora prorogati fino al 30 giugno 2017: rinviate elezioni Ordine


Consigli ancora prorogati fino al 30 giugno 2017: rinviate elezioni Ordine
Didascalia: Consigli ancora prorogati fino al 30 giugno 2017: rinviate elezioni Ordine

I Consigli dell’Ordine dei giornalisti, sia il nazionale che i regionali, resteranno in carica fino al 30 giugno 2017: le elezioni per il loro rinnovo, che erano state fissate dal presidente Enzo Iacopino per il 22 e il 29 gennaio e per il 5 febbraio, sono dunque rinviate a data da destinarsi. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, che ha inserito nel decreto “Milleproroghe” una norma specifica per l’ulteriore prolungamento del mandato degli attuali consiglieri (che già era stato “allungato” dal maggio scorso al 31 dicembre 2016). Il provvedimento si è reso necessario perché, dopo l’approvazione della legge sull’editoria, contenente anche nuove regole sulla composizione del Consiglio nazionale dell’Ordine, mancano ancora i decreti attuativi, per varare i quali il governo ha sei mesi di tempo, fino a maggio prossimo. I decreti dovranno contenere fra l’altro i criteri per la composizione e l’elezione del Consiglio nazionale, i cui membri saranno ridotti dagli attuali 156 a un massimo di 60, in essi compresi i componenti del Consiglio di disciplina. Dovrà anche essere stabilita la proporzione 2 a 1 nel rapporto professionisti-pubblicisti, garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche. La possibilità di essere eletti sarà riservata solo a coloro che abbiano una posizione Inpgi aperta, che siano cioè attivi nella professione. Infine cambierà anche il sistema elettorale.

In assenza di queste nuove norme, la convocazione alle urne, indetta dal Consiglio nazionale per gennaio e febbraio 2017, si sarebbe dovuta svolgere con il vecchio sistema, dunque rieleggendo 156 consiglieri nazionali, oppure separando le elezioni dei Consigli regionali, con un ulteriore aumento delle spese a carico dei giornalisti, in un momento in cui la categoria sta affrontando una crisi senza precedenti. Questi rischi erano stati rappresentati al Consiglio nazionale dalla maggioranza dei presidenti degli Ordini regionali e dal Consiglio della Sicilia. La decisione del governo riconosce la fondatezza di queste tesi. Ora rimane il nodo della riforma dell’accesso alla professione, possibile soluzione di tanti dei troppi problemi del giornalismo e dei giornalisti italiani.

 

Il comunicato della maggioranza dei presidenti degli Ordini regionali:  “Ora si pensi alla riforma dell’accesso alla professione”

 

 

«L'annuncio del presidente del Consiglio Gentiloni di un'ulteriore proroga della consiliatura dell'Ordine dei giornalisti viene accolto con favore dalla maggioranza dei presidenti regionali  dell'Ordine, perché dimostra la volontà di portare a compimento il processo riformatore dell'Ordine, intrapreso dal Parlamento. Alla riforma prevista dal provvedimento di legge sull'editoria mancano infatti i decreti attuativi, relativi alla delega conferita al governo. Siamo soddisfatti perché questo è il segno della volontà di giungere in tempi brevi al completamento delle norme riguardanti la vita del Consiglio dell'Ordine. L'ulteriore proroga, con i relativi decreti, consentirà infatti la restituzione ai colleghi giornalisti di uno strumento ordinistico al passo con i tempi e adeguato alle sfide che il mondo dell'informazione deve affrontare. Continueremo a batterci per la tutela dei precari sfruttati e sottopagati. Come è ovvio che sia, lo faremo nel segno dell'unità della categoria, evitando contrapposizioni strumentali e lacerazioni, che invece di aiutare danneggiano i colleghi più deboli. Pensiamo che la riforma dell'accesso sia la riforma più importante da proporre ora con forza al legislatore per qualificare la professione».

Apprezzamento per la proroga è stato espresso anche dal deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi (Pd): «Il provvedimento, infatti, evita - spiega Anzaldi - che l'Ordine nazionale e gli Ordini regionali procedano già a gennaio con il rinnovo dei propri organi con le vecchie norme”. Grazie alla riforma, spiega il parlamentare, “viene rivista la rappresentanza giornalistica nell'Ordine professionale, che oggi risulta pletorica e distante dalle esigenze di chi questo mestiere lo fa tutti i giorni».