Beppe Alfano ucciso 28 anni fa, giornalista vero ed esempio per i giovani

Beppe Alfano ucciso 28 anni fa, giornalista vero ed esempio per i giovani

Ventotto anni fa veniva assassinato Beppe Alfano. Era un insegnante con la passione del giornalismo, era corrispondente da Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) del quotidiano La Sicilia, il "tesserino" da giornalista l'ha avuto solo post mortem, ma giornalista lo è sempre stato, lo aveva nel sangue. Del giornalista aveva la curiosità, la tenacia, il coraggio di andare a fondo nelle cose. Lo pagavano a pezzo, quattro soldi, ma non ha mai detto chi me lo fa fare. Non si è mai girato dall'altra parte. E' stato onesto con i lettori e con se stesso. Era scomodo, era ruvido, era attento osservatore. E' stato e rimane un esempio per i giovani giornalisti che credono in questo mestiere, nel suo "valore etico" come diceva Pippo Fava. Anche se sfruttati, anche senza garanzie. Per metterlo a tacere, Beppe Alfano, gli hanno dovuto a sparare. I killer entrarono in azione a pochi metri dalla sua abitazione barcellonese, la sera dell'8 gennaio 1993. Alfano fu raggiunto da tre proiettili calibro 22, mentre era alla guida della sua Renault 9 amaranto, in via Guglielmo Marconi.
«Alfano - sottolinea il Gruppo cronisti siciliani dell'Unci - è stato il simbolo di un giornalismo investigativo coraggioso, condotto senza alcuna copertura professionale e animato unicamente dalla passione civile per la verità e per il riscatto di un territorio segnato da profonde collusioni tra il malaffare mafioso e spezzoni deviati delle istituzioni. Restituire verità e giustizia al suo omicidio, ricostruendone le ragioni tuttora formalmente ignote, significa iniziare ad illuminare un periodo ancora oscuro della nostra storia recente».
A Mimma Barbaro, moglie di Beppe Alfano, e ai suoi figli, in questo periodo difficile di emergenza Coronavirus e di distanziamento sociale che non consente manifestazioni e abbracci veri, giunga l'affettuosa vicinanza dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia.